by scheggia1990
Me lo ricordo ancora,un episodio che cambiò la vita. È buffo. Certe cose non si dimenticano.
Per il nono compleanno mia madre mi regalò una bicicletta.
Provavo e riprovavo,ma non facevo che cadere.
Per un breve periodo rinunciai. Ero stufo di sbucciarmi le ginocchia. Non mi importava più.
Poi mia madre si ammalò e venne ricoverata in ospedale:una semplice appendicite,ma che agli occhi di un bambino sembrava un male incurabile.
Avevo paura. Avevo paura di non rivederla più.
E così decisi di riprender in mano la mia bicicletta blu. Pensavo che se fossi riuscito ad andarci mia madre sarebbe guarita.
Fu difficile all’inizio:ad ogni curva cadevo. Ma ricordo che non mollai,lo facevo per lei.
E così comincia a volare. Piangevo e ridevo,in sella alla mia bicicletta blu,sul prato verde. Mamma sarebbe guarita.
Quando tornai a casa la vidi lì,sulla poltrona a leggere un libro. Una coincidenza? No.
Ce l’avevo fatta.
Con un po’ di lividi e sbucciature.
Ma c’ero riuscito,da solo.
Per lei.
È questo il punto. Non bisogna mai mollare,non bisogna mai abbandonare l’illusione di poter salvare la persona che si ama.
Adesso però la domanda che mi pongo è una:chi combatterà per me?
“Zac Sei in ritardo, su!”
“mà! Ho detto che sono pronto!” urla dalla sua stanza il ragazzo.
Si infila una maglia rossa,un paio di jeans e si sistema i capelli. Un’occhiata veloce allo specchio ed è pronto. Prende velocemente le chiavi della macchina e si chiude la porta della stanza alle spalle,lasciando la camera nella confusione più totale.
“vado…”
“Zac ti prego stai attento…”
“io purtroppo non c’entra nulla…” e con queste parole lascia la casa.
Sale in macchina e accende il motore. E parte.
Senza togliere lo sguardo dalla strada prende il cellulare e compone un numero.
“sì?” risponde la voce dall’altro capo del telefono.
“anna,sono io…dove sei?”
“ah! Ciao Zac! A casa perché?”
“verresti con me?”domanda lui scuro in viso.
“dove?”
“là.”
“certo. Tra due minuti sono fuori” risponde lei con tono serio.
Là.
Là è dolore. Là è pianto.
Là è presagio di fine.
“monta.” Dice Zac allungandosi per aprire lo sportello della macchina.
E anna sale in macchina,spettinata ed arruffata,con un paio di pantaloni risalenti secondo il ragazzo ad almeno 3 anni prima.
“guarda che potevo anche aspettare!” scoppia a ridere lui.
“non scherzare,non su queste cose.”
E forse ha ragione. Ma la vita è troppo breve per essere tristi. E più si cresce più se ne rende conto.
“zac efron. Avevo un appuntamento per le tre.”
“sì…il dottore l’aspetta nella solita stanza.” Dice l’infermiera.
“d’accordo…vado.grazie.”
“vuoi che venga con te?”
“sì,ti prego.” Dice stringendole le mani.
“Zac …ci sarò sempre per te,lo sai questo vero?”
“sì,grazie. E per me è lo stesso,ricordatelo.”
E insieme percorrono per la sesta volta quel corridoio tanto odiato,tanto detestato.
E insieme aprono la porta della stanza numero 16.
“come va dottore?” chiede anna,massacrandosi le unghie.
“signorina stia tranquilla.” Risponde l’uomo. Un uomo inquietante a detta della ragazza:un volto non molto rassicurante per un medico con un ruolo del genere.
“ ma ne è sicuro?”
“signorina per favore.”
“d’accordo. Non parlo più. E con espressione triste si siede lì vicino,pensando che l’indomani sarebbe toccato a lei.
“sì mi ricordo! Non ti si staccava più!” ride a crepapelle anna sul sedile della macchina di Zac,al ritorno.
“che tipa…”
“e giulia? Che fine ha fatto?”
“non l’ho più sentita.” Risponde vago il ragazzo.
“e perché? Stavi tanto bene con lei…”
“no non è vero…”
“ma come no? Non facevi che parlare di lei! Di quanto è carina,dolce,simpatica…devo continuare?” sorride la ragazza.
“anna,non capisci…”
“cosa non capisco?” cade dalle nuvole lei.
“non volevo affezionarmi troppo a lei. Nessuno mi garantisce che domani io ci sarò”
E nuovamente la tristezza si impadronisce dei loro pensieri.
Zac ed anna sono due ragazzi giovani. Ma non come tutti gli altri.
Su di loro aleggia il dolore.
Come sia possibile se lo chiedono in molti. Ma un motivo c’è.
Non si sono conosciuti al cinema,né in discoteca o a qualche festa.no.
Il primo loro incontro è stato in ospedale. In una fredda stanza bianca all’età di 13 anni.
E nonostante l’assurdità della situazione sono diventati subito amici. È vero,in due si sopporta meglio.
Sono malati. Entrambi. Ogni mese una seduta di chemio li aspetta nella stanza 17.
A soli 19 anni la voglia di vivere è stata loro strappata via.da un male a volte incurabile.
Spesso chiusi nella loro stanza si chiedono come sarebbe stato se fosse andata diversamente,se fossero stati come tutti gli altri.
Al liceo erano due “emarginati”,come molti li definivano. Ma non per scelta loro.
Gli ultimi anni erano stati tremendi per entrambi:ricoveri in ospedale,la voglia di non parlare della malattia con nessun altro.
Era un loro segreto. Un grande segreto. Che andava custodito come oro.perchè la più grande preoccupazione era quella di essere compatiti. E ciò loro non lo hanno mai voluto.
zac è un bellissimo ragazzo nel fiore della giovinezza. Alto slanciato,capelli castani e occhi di un azzurro profondo. Come lo definisce anna “un figo pazzasco con un sorriso dolcissimo”
Lei dal canto suo è una ragazza semplicissima,ma molto carina.
Minuta,non troppo alta,con un simpaticissimo caschetto castano e due allegri occhi scuri.
Frequentavano licei diversi e all’inizio a causa della loro giovane età non si frequentavano aldifuori di quel posto meglio identificato con “là” ma come spesso si ricordano l’un l’altro sono legati da qualcosa che va oltre ogni schema.
Dopo il liceo hanno dovuto lasciar perdere l’idea del college,le visite in ospedale rubano troppo tempo e a volte la cattiva salute li rinchiude a casa. Sola consolazione la reciproca compagnia.
A 16 anni Anna prese una bella cotta per questo ragazzo,che lei scusò con un “zac sei troppo bello,non è colpa mia.” Ma tutto passò velocemente. La loro amicizia sopra ogni cosa.
Spesso lui la prende ancora in giro per questo,ma infondo le vuole un bene oltremisura.
Oltre anna Zac può fare affidamento su qualcun altro: fabio.
L’amico di sempre,quello a cui tu puoi dire tutto,quello che non ti tradisce mai,che ti è sempre affianco.
Si erano conosciuti alle elementari essendo in classe insieme ed oltretutto vicini di banco. Da subito si erano piaciuti”:stessa passione per le bambine e per drangonball.
La loro amicizia si era evoluta nel tempo e quando fabio era venuto a conoscenza del segreto di zac gli era letteralmente scoppiato a piangere davanti. Però non l’aveva mai abbandonato e neanche compatito se è per questo.
Storiche le loro litigate,non gli faceva passare nulla.
Anna è sola al contrario. Alle spalle una famiglia di umili origini,portata avanti dallo stipendio del padre,impiegato statale.
Non è mai riuscita ad integrarsi con gli altri,né a scuola,né fuori.
Che ne possa dire si è sempre sentita “diversa” e quella diversità le pesava. Come un macigno che ogni mattina con il puntuale buon giorno della madre le piomba addosso.
Arrivati davanti casa di anna lei fa per scendere quando si ferma.
Gli allunga una lettera “tieni Zac è per te.”
“cos’è?” chiede lui confuso.
“una lettera.”
“ah..la leggo a casa allora!” risponde lui contento.
“no Zac …”
“…”
“Zac promettimi che la leggerai solo quando ne avrai veramente bisogno…”lo supplica anna.
“ma..non capisco.”
“non devi capire nulla…promettimelo.”
“ok…va bene.”
Poi le torna il sorriso. “ora vado!” gli stampa un bacio sulla guancia e scappa via.
“ah Zac!”urla da lontano.
“non rimorchiare troppo stasera che sono gelosa!”
“non ti preoccupare. Sei tu la donna della mia vita.” Sorride lui.
“mmm…guarda che ti prendo in parola. vabbè dai… ciao figo da paura!”
“ciao casco di banane!”
E tra una risata e l’altra la macchina sgomma. Via.
“come è andata?” chiede luisa quando vede il figlio rientrare a casa.
“bene mà…come vuoi che sia andata…”
“Zac …”
“mamma! L’avevamo deciso quando è morto papà! Non devi più preoccuparti per me! Me la so cavare,ho quasi vent’anni!”
La verità le viene sbattuta brutalmente in faccia.
Lei si siede sulla poltrona vicino al camino,spostando i libri che vi erano stati dimenticati e porta le testa tra le mani.
“mamma…-le si avvicina lui- ce la faremo…te l’ho promesso…ma non piangere.”
La stringe forte a sé…è lui l’uomo adesso.
“io sono solo preoccupata…per te…”
“non ce n’è bisogno…”
“non te ne andare…” singhiozza la donna.
“mamma io non me ne vado da nessuna parte.nè ora né mai.”
“mamma io vado!” urla Zac aprendo la porta di casa.
“figliolo sono le dieci di sera…vedi di non tornare alle 4 come l’ultima volta…” gli dice la madre raggiungendolo preoccupata.
“no mamma…” la rassicura lui con un dolce bacio sulla guancia.
“e tieni acceso il cellulare!”
“sì!” urla zac,ormai fuori casa.
“ciao fa!”
“ehi!in anticipo!” batte il cinque fabio.
“bè dove siamo diretti Zac?” dice l’amico salendo in macchina.
“non lo so…-risponde Zac - non ne ho la più pallida idea…”
“guarda io con te in discoteca non ci vengo più!” sbuffa fabio.
“e perché?” sorride l’altro già sapendo la risposta.
“perché ogni volta è la stessa storia,le ragazze mi si avvicinano ma appena ti vedono…addio! Tutte che chiedono di te! Quindi no,la discoteca no…” gesticola preso dal discorso fabio.
“ok ok…un cinema?” propone zac.
“mmm quello sì…” accettata poi l’altro.
“senti fa prendi te i biglietti? Io vado al bar per i popcorn…”
“ok Zac …ma non ti fermare con qualche bella ragazza…”
“no,non preoccuparti…”
E mentre si avvia verso il bar trova un giornale a terra…il titolo di un articolo in particolare lo colpisce.
“NUOVA CURA PER I TUMORI AL CERVELLO”
Agghiacciante, pensa. Ma non può fare a meno di leggere parole.
Molte volte si era illuso di poter guarire così facilmente,ma altrettante era dovuto tornare con i piedi per terra,con un doccia ghiacciata.
I progetti di questo tipo fallivano facilmente.
Sta per buttare il giornale nel secchio quando gli arriva una chiamata.
“ohi mà…dimmi.”
Lei inizialmente non risponde.
“mà?” ripete preoccupato lui.
“Zac …”
“ehi che succede?”
“torna a casa…”
“eh? Ma perché?”
“torna a casa…veloce.è success-…torna.”
La madre chiude la chiamata.
Lui rimane un attimo immobile. Poi comincia a correre.
“fabio!” urla da lontano. “fabio!”
Lui si volta “aspetta sto prendendo i biglietti…”
“no! Dobbiamo tornare a casa!”
“cosa???”
“è successo qualcosa a mia madre!”
“chè?-un attimo di incertezza-andiamo allora!”
“fa guida tu…sono troppo agitato…”
E gli lancia le chiavi della sua audi.
“mamma mamma sono io! Apri!” bussa Zac alla porta di casa sua.
La porta si spalanca e la madre è lì,con gli occhi gonfi di lacrime...un fazzoletto in mano.
“mamma! Ma che è successo???” la scuote lui spaventato.
“Zac …io..non…ho…fatto niente…” singhiozza lei.
“e allora? Mamma parla!”
“è …anna…lei…”
Un fulmine a ciel sereno.
Un brivido percorre il corpo di gianluca.
“anna che?” chiede con un fil di voce lui.
“Zac …”
“ANNA CHE??” sbotta il ragazzo. La rabbia si impossessa di lui.
“…è morta Zac …è morta…mi ha chiamato la madre…è successo poche ora fa…il tumore si è ingrandito….e…”
Ma ormai il cervello si è disconnesso.
Buio.
Poi dolore.
Un dolore immenso.
Un dolore che fa male come una lama nel petto.
Di colpo la speranza di aver immaginato tutto. Di star sognando.
Ma poi la consapevolezza che tutto è vero,reale.
Tristezza che si mischia alla nausea.
Sensazione di schifo nei confronti della vita.
E urla.
Urla di strazio.
Fabio sopraggiunge preoccupato.
Vede la madre in singhiozzi,l’amico lacerato dal dolore.
“Zac …” ma lui non reagisce.
È immobile.
“signora…lo porto con me.”
E lo conduce lontano da occhi indiscreti,nella via dove da bambini si nascondevano per sfuggire ai genitori dopo una marachella.
“Zac,cosa è successo???”chiede con le lacrime agli occhi per la preoccupazione.
“è morta…”
“chi?”spalanca gli occhi fabio.
“anna…lei…se n’è andata…”
E di nuovo dolore,veloce a far male.
Come se avesse fretta di portar desolazione.
Fabio lo abbraccia,ma lui rimane inerme. Lì.
Sì. Là è diventato lì.
Dopo varie ore fabio cerca di farlo parlare.
“Zac …torniamo a casa…tua madre avrà bisogno di te…”
“no.” È la risposta di lui. Negli occhi il vuoto.
“ma…”
“fabio?”
“sì?”
“portami al giardino dietro casa mia…”
“siamo arrivati..” frena con la macchina fabio.
“aspettami qui…torno tra poco.”
Zac percorre lentamente il giardino buio.
Illuminato solo dalla debole luce della luna.
Intorno a lui solo silenzio.
Solo qualche soffio di vento che lo fa rabbrividire.
Con passo sicuro poi si dirige verso un albero,guidato dalla memoria.
È il più grande.
Ma anche il più importante.
Posa una mano sulla corteccia e lo trova.
Il punto in cui la corteccia è rovinata,ammaccata.
Molti anni prima per imparare ad andare in bicicletta vi era finito contro.
Ricorda il dolore che provò allora,ma non lontanamente pari a questo.
Poi sente un rumore alle spalle. Si volta di scatto.
“scusa!” sussurra fabio… “ero preoccupato.”
Ma solo due parole escono dalla bocca di Zac “ è qui che ho combattuto la prima volta.”
E finalmente piange. Si sfoga.A 4 ore dalla notizia. Battendo i pugni contro quell’albero tanto silenzioso.
“la vita fa schifo …quando pensi che vada meglio invece va sempre peggio…e non è giusto…non è giusto cazzo…”
3 giorni sono passati dalla morte di anna…3 giorni in cui zac non è uscito di casa.
Se ne è stato in silenzio,in camera sua senza voler parlare con nessuno. A riguardare i video che vedevano protagonisti lui e anna.Un punto fermo della sua vita è ormai scomparso.
Inutili i tentativi della madre.
La sera prima vi era stata un brutta discussione.
“Zac vuoi uscire da questa stanza?!”
“mamma lasciami stare…”
“figlio mio…sono preoccupata per te…domani hai un appuntamento in ospedale…non farti del male…” singhiozzava dietro quella porta.
“non importa mamma…non più…”
E per la madre era stato il colpo di grazia…dopo il marito…stava per perdere anche il figlio.
Ed ora Zac sdraiato sul letto…ripensa ad anna.
A ciò che ha passato con lei…a come l’ha aiutato a uscire da quel mondo di rassegnazione che si era costruito intorno. Quel mondo che adesso è tornato,prepotente.
Poi un lampo.
Un flesh…
“Zac promettimi che la leggerai solo quando ne avrai veramente bisogno”
Il ragazzo si precipita verso la sua scrivania…ma non trova la lettera.
Allora ribalta la stanza,in lungo e in largo.
E la trova,finalmente,nella borsa.
Si siede sul letto e con un sospiro comincia a leggere.
“mamma…” scende lentamente le scale zac.
Come ormai negli ultimi giorni la madre se ne sta rannicchiata sulla poltrona,con gli occhi gonfi.
Quando lo vede scatta in piedi.
“zac!”
“bè…ho una vistita all’ospedale…non vorrai lasciarmi solo..mi accompagni?”dice lui con occhi lucidi.
La madre corre ad abbracciarlo,lui la stringe forte,malendicendosi per il male che le ha inflitto.
“ma certo figlio mio…certo!”
E mentre la donna è percossa dai singhiozzi lui le sussurra: “ non me ne vado…te l’ho detto…sono uno che combatte.”
“ehi figo da paura? Come va?
Credo che quando tu leggerai questa lettera non sarai molto allegro…ma sai,te l’ho ripetuto più di una volta…la vita è troppo breve per non essere vissuta.
Il dottore mi ha dato altre due settimane di vita…è triste vero?
Forse sì…ma dipende da che punto di vista guardi.
Mi si spezza il cuore a pensare di dover abbandonare tutto…e abbandonare te.
Dove andrò? Come starò?
Sono domande a cui non so rispondere ancora.
Ma che tra poco nel mio caso troveranno una risposta.
Non ti ho detto nulla di tutto ciò perché volevo che tu ti ricordassi di me mentre sorrido,mentre ti prendo in giro…mentre scherzo con te. Non nel punto di morte.
Sono parole dure ma è così. Io sono così. Io voglio essere ricordata da te FELICE. E soprattutto voglio che tu rammenti una cosa:io ti ho voluto un bene indescrivibile.
Sei stata la persona a cui più mi sia legata in vita mia…ne abbiamo passate davvero tante insieme.
Il sentimento che provo nei tuoi confronti va oltre l’amicizia…ma non è amore. È qualcosa di più che non so spiegare.
Forse devozione.
E quindi ti chiedo una cosa sola:vivi.
Vivi per me.
Combatti il male che mi ha strappato da te.
Ricordami con un sorriso.
Ricordami come la persona che ti faceva star bene…
Ed io allora vivrò per sempre.
Ti amo,anna.
Allert
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